Pina soleva dire.....

 
 

Giovedì Santo del 1935

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<<Gesù, io mi abbandono a Te. Tu mi vuoi in questa via ed io vengo>>.

 

Dopo uno dei soliti attacchi di collera della madre che non voleva che andasse in Chiesa

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<<Vedi, o Gesù, come son ridotta? E in quale stato d’animo mi trovo tutte le volte che faccio una scappatina per venire da Te? Ma con tutto ciò, son sempre felice, mi sento la più felice del mondo in quanto queste sofferenze non fanno altro che accrescere il mio amore per Te e aumentare a gran dose il mio sdegno per il mondo e per tutto quanto vi è di materiale in esso. Gesù, grazie dei tanti favori elargitimi, per la tanta sofferenza datami!>>.

 

Sul ruolo missionario dell'Azione Cattolica spiegato alle socie all'inizione del nuovo anno sociale.

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<< Essendo composta di persone che appartengono alle diverse classi sociali, l’A.C. può compiere su larga scala il più efficace apostolato, l’apostolato del simile sul simile, cioè dell’operaio sull’operaio, dello studente sul compagno di scuola, del professionista sul collega di professione. Un apostolato di tutti i luoghi e di tutte le ore, che conosce i bisogni dei cuori e le vie più spedite e più sicure per giungervi e conquistarli a Cristo – apostolato insomma che soltanto noi laici possiamo compiere… >>.

 

Sull'Azione Cattolica come vocazione

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<< Molti sono i chiamati- ma pochi gli eletti. Così anche per l’AC, la sua universalità è nella vocazione, non nell’elezione. Anche per essa si possono ripetere in un certo senso le parole di Gesù. Ma non tutti capiscono queste parole. Essa è e sarà sempre una eletta schiera e una specie di aristocrazia spirituale>>.

 

Appello al laicato cattolico

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<< E’ dunque necessario che tutti siano apostoli; è necessario che il laicato cattolico non se ne stia ozioso, ma unito alla Gerarchia Ecclesiale e pronto ai suoi ordini, prenda parte alle sante battaglie e con la piena dedizione di se stesso, con la preghiera, cooperi alla riforma dei costumi… Il compito dell’A.C. è appunto quello di ricondurre la società a Cristo per mezzo di Maria e di spargere dappertutto il buon odore di Cristo. Spargiamo quindi questo buon odore in chiesa, in casa, per le strade, nelle scuole: ovunque ci troviamo. Sentano coloro che ci avvicinano gli effetti della nostra modestia, della nostra carità, della nostra dolcezza>>.

 

Dalla lettera a Maria Memola dopo la partenza de Canonico Cataldo da Partinico

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<< Maria non posso esprimerti il dolore immenso che il mio cuore sente per la perdita del Padre. I giorni passano uno dopo l’altro e in me si fa sempre più vivo il dolore; il ricordo delle sue paterne parole e dei suoi ottimi consigli sono per me una trafitta continua che non mi dà pace. Ti ricordi, Maria, che efficaci consigli ti dava Lui ogni qual volta andavi col tuo cuore inquieto? In quei pochi mesi, potesti ben conoscere il suo grande amore che nutriva per le anime, il suo ardente zelo di far regnare Gesù in ogni cuore, di far sì che tutti gli uomini amassero e conoscessero il loro Padre, il loro Creatore. Ed ora dovette subire questa ignominiosa accusa e con santa rassegnazione deve star lontano dal suo gregge… Povero Padre, come e quanto soffrirà…>>.

<< Sono ormai più di otto giorni che il nostro Rev.mo Assistente ci ha lasciato, avendolo il nostro Vescovo voluto per mettere a posto il suo segretariato… Il nostro amato Padre fu accusato da parte nemica ingiustamente al Vescovo per affari importanti e con lettere anonime. Il paese è tutto in lutto, le sue figliole e i suoi figlioli di A.C. desolatissimi… Se lo avessi visto come era pallido e magro la mattina della sua partenza… sembrava un cadavere, buono solo per seppellirlo, e faceva tanta pietà… Quante ingiurie e quanti scandali, quante brutte cose la gente malvagia scaglia in questi giorni sul volto puro del Parroco… ed è proprio così, che quando si arriva alla perfezione, quando si vuole seguire Gesù, bisogna sopportare la croce… Quante persone andarono a pregare il Vescovo, ma lui ostinato non volle ricevere alcuno, e quindi il venerato Padre con l’animo straziato dal dolore del distacco dalle sue pecorelle, la mattina del 22 c.m. partì. A stento tratteneva le lacrime e le sue ultime parole furono: “Comportatevi bene, e se sappiate pregare il vostro Padre ritornerà subito”. Andò ad accompagnarlo soltanto il Presidente della G.M.; tutti gli altri circolini volevano andare ma lui non volle perché si faceva molto chiasso. Fu per tutti una mattina di pianto, la parrocchia sembrò spogliarsi, tutto all’intorno era squallore, dolore, pianto…>>

 

A Padre Cataldo qualche tempo dopo la sua partenza

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<< … Padre, innanzitutto domando scusa se non ho avuto per lei nessuna parola di conforto e di filiale affetto nella recente prova che Gesù ha voluto assegnarle. Mi creda, Padre, non ho saputo neanche io quello che è avvenuto nella povera anima mia da quando seppi questa notizia. Il mio cuore è stato invaso da un forte dolore, non mai provato, e le mie labbra non hanno saputo proferir parola, si sono ermeticamente chiuse… Mi creda, Padre, è ormai quasi un mese dacchè mi confessai per il ritiro e non sento nessuna brama di andare un’altra volta a confessarmi. Mi sembra che da nessuno possa essere compresa e possa avere quella luce e quei consigli proficui per la salute dell’anima mia… Tutti i Sacerdoti mi sembrano (in questo periodo) tutti Padrastri; e da tutti i lati mi sento circondata da nemici che vorrebbero assalirmi… Padre, chi sa cosa abbia lei pensato di questa sua figlia che fino ad oggi se ne era stata muta, ma che parlava e parla continuamente a Gesù per mezzo della preghiera, nella solitudine del suo cuore! Sì, non vi è giorno in cui non lo ricordi, o passa minuto che non l’offra al nostro Unico Amore, supplicandolo di farne, della di lei anima, un’ostia bianca e pura, della stessa bianchezza e purezza della grande Ostia d’Amore che è Gesù.
Nel mondo c’è un solo Gesù e questo ci basta, non è forse vero?
Lui solo può trasformare in serenità e pace ogni dolore ed ogni contrarietà.
Lui solo può colmare di delizie il nostro cuore e può raddolcire le intime amarezze. Non è pur vero che la costante gioia, la costante dolcezza spirituale non può essere retaggio degli amanti di un Crocifisso e delle spose di uno sposo di sangue?
È stato Lui il primo a provare tutte le ripugnanze della natura, tutte le stanchezze, le noie, i timori, tutte le agonie dello spirito, del cuore, del corpo.
Chi veramente Lo ama, deve seguirLo in questa via. E lei, Padre, è stato un fortunato di questi se tutto abbraccerà con eroico amore. Per lo più, l’ora della prova suona improvvisa, l’anima piomba come nel buio. Gesù, vera luce, unica luce, si nasconde; l’anima si sente sola, la lotta si fa intensa. Gesù, pur celato, segue l’anima, ed essa resiste, e lotta e vince; incomincia per lei l’ora delle grandi ascensioni.
Se si abbatte, cedendo le armi, suona per lei purtroppo quella del regresso e della rovina.
Il mio augurio è che la sua anima sia sempre stabilita nella pace, e viva sempre riposata nella volontà di Dio.
In questa dolce croce, che Gesù le ha assegnato, sappia resistere con amore nelle tribolazioni e nelle prove, sappia metter in tutto l’amore, e solo così ne sarà facile la sopportazione.
Il mondo sia pur falso, la tempesta rumoreggi in lei e attorno a lei, non importa; una cosa sola è necessaria: che Gesù le serbi il suo amore e lo accenda del suo infinito amore!
Del resto poi, la sofferenza è la migliore via per giungere presto alla santità. Con essa si diventa più eloquenti oratori, e con essa si pagano le anime.
Come è bello soffrire nel silenzio, all’insaputa di tutti. Sono proprio queste le anime che attirano la misericordia del mondo, che va in rovina. Sono proprio le anime vittime, le ostie consumatesi per Gesù, che operano le strepitose conversioni d’anime difficili a convertirsi.
Sì, un’anima che soffre è apostola, martire, è santa… >>

 

10 aprile 1935 - Preghiera a Gesù per la realizzazione del cenacolo

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<< Oggi è il giorno della settimana che io, o Gesù, Ti consacro per la santificazione della mammina e delle sorelline spirituali. Tu ben sai quanto affetto nutro per questa venerata mammina che è davvero la mamma vigile e premurosa delle nostre anime; e sai pure quanto bene voglio a queste dilette sorelline, che io amo in Te e per Te.
Ebbene, o Gesù, per esse dunque Ti chiedo le grazie che a loro sono necessarie: soprattutto, concedi il desiderato Cenacolo a cui tutti noi aspiriamo. Presto, presto, o Gesù, concedicelo, poiché le anime nostre ormai sono irrequiete, e non sanno più mettersi nella serenità fintantoché non ci unirai fra quelle sante mura… >>

 

Sull'opera dei Padri Passionisti

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<< Gesù – scrisse nel suo Diario – sono otto giorni, dacchè si trovano qui nel nostro paese questi santi missionari. E qual meraviglia vedere tanto affluire di gente che con grande amore vanno a tuffarsi nel sacro bagno della penitenza e del perdono? Non li hai mandati Tu questi Tuoi rappresentanti, affinché tutti gli uomini si convertano a Te e possano ricevere quindi la vera vita? Mio caro Gesù, è questo che si aspetta da Te; s’aspetta dunque la Tua santa benedizione, affinché questi giorni portino frutti abbondanti di conversioni e di santità. E poi, o Gesù, quelli che maggiormente Ti raccomando sono i miei genitori, per i quali darei volentieri la vita pur di vederli un giorno salvi, lassù… >>.

 

La sua felicità per l'aria di conversi0ne che si respira in paese grazie alla missione dei passionisti.

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<< Non trovo, o Gesù caro, parole sì precise a definire esattamente la felicità di questi santi giorni. Potrei chiamarli giorni di Paradiso… >>.

<< Unico mio Amore dell’anima mia, non mi sembra tanto giusto farmi gustare sì immense gioie mentre tante e tante anime gemono sotto il peso del dolore. Mi viene spontaneo dal cuore domandarti una parte di sofferenza che valga a farmi rifocillare ed uscirne più bella e purificata. Ma altro non fai in questi giorni che accrescere in me la gioia, la pace, la serenità del cuore… >>.

 

In una lettera all'amica Giovanna, datata 14 febbraio 1940, il giorno prima di partire per il convento di Sant'Anna di Palermo, dove rimase solo otto giorni.

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“… Domani partirò… Quanto ho dovuto lottare e soffrire…quante prove ha voluto Gesù da me… tu non puoi comprendere quanto ho dovuto soffrire per arrivare al raggiungimento ormai del mio ideale!... Giovanna, la mia partenza è un vero miracolo… ti raccomando di pregare inoltre per i miei genitori, che lascio nel più forte dolore”.

 

In una lettera a Padre Pio da Pietralcina nel 1947

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“Certo, Lei, o Padre, comprenderà come sia stato amaro il calice che Gesù mi porse in quell’istante, ma pur nondimeno dovetti berlo fino all’ultima stilla e continuo purtroppo ad abbeverarmi in esso tuttora, ogni qualvolta Gesù me lo porge, ripetendo ad ogni minuto: non la mia ma la tua volontà sia fatta!”.

 

Ancora a Padre Pio dopo un tentativo di fuga fallito per andare presso le Suore Domenicane

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Com’è doloroso – scrisse ancora a Padre Pio – sognare un non potervi mai arrivare… Non si trovano parole adatte per esprimere la tortura d’un cuore che soffre il non potere raggiungere la sua vocazione…Ormai sono passati altri sette anni pieni di grandi difficoltà, di lotte, di sofferenze ed ogni più amara delusione ma la mia vocazione invece di venir meno, s’è andata sempre più rinforzando e rinsaldando. Che dire poi dei molteplici rifiuti in quasi diciotto istituti…? Non le nascondo, che, durante questi giretti, bussando di porta in porta, ho ricevuto sempre una negazione, un po’ per l’età (avendo ora 32 anni compiuti), un po’ per la salute…e quale amarezza non si gusta in simili rifiuti … sembra, a volte, che il cuore mi si spezzi dal dolore!... Eppure Gesù, mentre affligge, anche consola, dando la forza e l’amore necessario per potere andare avanti”.

 

Il martedì dopo la Pasqua del 1948, Pina Suriano annientò del tutto se stessa, formulando l’offerta di vittima e invitando altre quattro anime a fare altrettanto. Così scriveva al direttore spirituale, don Soresi, dopo tre giorni di preparazione:

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“Venerato Padre, l’offerta, il Voto di Vittima, che vogliamo fare, (di cui chiediamo il permesso), è un atto cosciente di cui comprendiamo anche la portata… Noi sappiamo e comprendiamo ciò che ci attende, e lo facciamo con tale offerta, e conosciamo assai bene ciò che ci attende, e lo facciamo con gioia, e lo desideriamo ardentemente... La prima offerta che farò al Signore sarà l’amara pena, la grande tortura del mio animo (per la vocazione non raggiunta). Sarò felice, se questa è la volontà del Signore, di restare per me un sogno la vita religiosa; quando la gioia serena, che provai tra quelle sante mura, non fa che accrescere la mia pena, allora ringrazierò il Signore e procurerò di tenermi allegra anche in mezzo a questo martirio… Sarò pronta a soffrire tutti i tormenti fisici, morali e spirituali…
Preghiera e immolazione senza tregua, fino a recare fastidio a Gesù… Essere una pallina d’incenso che si distrugge nel fuoco dell’amore, una pura colomba di Gesù Crocifisso per semplicità, purezza e ubbidienza… Un’ostia; darmi come ostia, per la santificazione dei sacerdoti… Accetta il totale sacrificio del nostro cuore, dell’anima e della vita che noi Ti offriamo per i Tuoi Ministri, degni ed indegni. Versa su noi lo sdegno che essi Ti provocano, purchè Tutti siano Salvi, Tutti siano Santi. Così sia”.

 

Pasqua 1949, in occasione della'Anniversario della sua offerta di vittima

UP

<< Tu, o Gesù, comprendi il vuoto, lo scoraggiamento, l’abbattimento e la tortura in cui sono immersa… quindi vengo a Te, non per essere alleggerita, ma invece per aumentarmeli, e farmi comprendere ben chiaro qual è la Tua volontà su di me. Quale sarà dunque la grazia che vengo a chiederTi, il mezzo e il modo con cui parlerai chiaramente al mio cuore? Che Tu, o Gesù, mi colpisca con una malattia crudele, inguaribile, affinché possa con chiarezza convincermi che la vita religiosa non è per me e quindi possa il restante della mia vita offrirtela a Te, fra gli spasimi del corpo, che voglio si consumi lentamente, come l’olio della Tua lampada, in modo che così possa finire i giorni della mia vita, e non potendo celebrare con Te le nozze su questa terra, possa almeno poterle celebrarle nell’altra vita, con immenso gaudio del mio cuore… O la vita religiosa, o con Te in cielo, nel mondo non voglio assolutamente rimanervi… Tale mia offerta e tali mie sofferenze continuo ad offrirtele per lo stesso scopo: la santificazione dei Sacerdoti, per essi mi sono immolata e voglio continuare ad immolarmi>>.

 

Pina soffriva ogni giorno di più - confidò ad un’amica di sentirsi “stritolare e dislocare le ossa” – e, come se non bastasse, alle sofferenze fisiche si accompagnarono ancora, ad intermittenza, quelle morali:

UP

<< Non trovo conforto da nessuno; né la voce della mia direzione è capace di rendermi il ben minimo sollievo, sì che solo il patire e gli strazi sono i miei compagni... Così vuole il mio Unico Amore, sia fatta la sua volontà >>.

 

Meditando sulla morte, Pina aveva scritto in un foglio sottile d’un quadernetto da due soldi:

UP

<< Provandomi a morire, mi parve così dolce la morte in quell’istante che sarei stata grandemente felice se fossi morta realmente. Continuando a meditare, non so come, questo desiderio si faceva sentire sempre più forte, più ardente, tanto che fui tentata di dire al Signore: Signore, toglimi presto da questo mondo perché bramo di venire a Te!...
I fiori, i ceri che ogni anno porterò al Camposanto per i miei cari defunti, saranno il simbolo e un atto di fede nella vita che risorgerà >>.

 

In basso, disegnò anche una vignetta: due file di cipressi, un altare con sopra la croce; qualcuno, appoggiato all’altare, sta piangendo; ma un angelo lo conforta indicando il cielo con il dito. Sopra la vignetta scrisse queste parole:

UP

<< Così vorrei la mia tomba. Ma vorrei pure che su di essa non si piangesse, poiché agli occhi umani sembrerà che io sono morta, ma invece proprio da quel momento comincerò a vivere la vera vita. Quella che non tramonterà più >>.