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<<Gesù, io mi abbandono a Te. Tu mi vuoi in questa via ed io vengo>>. |
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Dopo uno dei soliti attacchi di collera della madre che non voleva che andasse in Chiesa |
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<<Vedi, o Gesù, come son ridotta? E in quale stato d’animo mi trovo tutte le volte che faccio una scappatina per venire da Te? Ma con tutto ciò, son sempre felice, mi sento la più felice del mondo in quanto queste sofferenze non fanno altro che accrescere il mio amore per Te e aumentare a gran dose il mio sdegno per il mondo e per tutto quanto vi è di materiale in esso. Gesù, grazie dei tanti favori elargitimi, per la tanta sofferenza datami!>>. |
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Sul ruolo missionario dell'Azione Cattolica spiegato alle socie all'inizione del nuovo anno sociale. |
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<< Essendo composta di persone che appartengono alle diverse classi sociali, l’A.C. può compiere su larga scala il più efficace apostolato, l’apostolato del simile sul simile, cioè dell’operaio sull’operaio, dello studente sul compagno di scuola, del professionista sul collega di professione. Un apostolato di tutti i luoghi e di tutte le ore, che conosce i bisogni dei cuori e le vie più spedite e più sicure per giungervi e conquistarli a Cristo – apostolato insomma che soltanto noi laici possiamo compiere… >>. |
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<< Molti sono i chiamati- ma pochi gli eletti. Così anche per l’AC, la sua universalità è nella vocazione, non nell’elezione. Anche per essa si possono ripetere in un certo senso le parole di Gesù. Ma non tutti capiscono queste parole. Essa è e sarà sempre una eletta schiera e una specie di aristocrazia spirituale>>. |
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<< E’ dunque necessario che tutti siano apostoli; è necessario che il laicato cattolico non se ne stia ozioso, ma unito alla Gerarchia Ecclesiale e pronto ai suoi ordini, prenda parte alle sante battaglie e con la piena dedizione di se stesso, con la preghiera, cooperi alla riforma dei costumi… Il compito dell’A.C. è appunto quello di ricondurre la società a Cristo per mezzo di Maria e di spargere dappertutto il buon odore di Cristo. Spargiamo quindi questo buon odore in chiesa, in casa, per le strade, nelle scuole: ovunque ci troviamo. Sentano coloro che ci avvicinano gli effetti della nostra modestia, della nostra carità, della nostra dolcezza>>. |
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Dalla lettera a Maria Memola dopo la partenza de Canonico Cataldo da Partinico |
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<< Maria non posso esprimerti
il dolore immenso che il mio cuore sente per la perdita del Padre. I giorni
passano uno dopo l’altro e in me si fa sempre più vivo il dolore;
il ricordo delle sue paterne parole e dei suoi ottimi consigli sono per
me una trafitta continua che non mi dà pace. Ti ricordi, Maria, che
efficaci consigli ti dava Lui ogni qual volta andavi col tuo cuore inquieto?
In quei pochi mesi, potesti ben conoscere il suo grande amore che nutriva
per le anime, il suo ardente zelo di far regnare Gesù in ogni cuore,
di far sì che tutti gli uomini amassero e conoscessero il loro Padre,
il loro Creatore. Ed ora dovette subire questa ignominiosa accusa e con
santa rassegnazione deve star lontano dal suo gregge… Povero Padre,
come e quanto soffrirà…>>. |
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<< … Padre, innanzitutto
domando scusa se non ho avuto per lei nessuna parola di conforto e di filiale
affetto nella recente prova che Gesù ha voluto assegnarle. Mi creda,
Padre, non ho saputo neanche io quello che è avvenuto nella povera
anima mia da quando seppi questa notizia. Il mio cuore è stato invaso
da un forte dolore, non mai provato, e le mie labbra non hanno saputo proferir
parola, si sono ermeticamente chiuse… Mi creda, Padre, è ormai
quasi un mese dacchè mi confessai per il ritiro e non sento nessuna
brama di andare un’altra volta a confessarmi. Mi sembra che da nessuno
possa essere compresa e possa avere quella luce e quei consigli proficui
per la salute dell’anima mia… Tutti i Sacerdoti mi sembrano
(in questo periodo) tutti Padrastri; e da tutti i lati mi sento circondata
da nemici che vorrebbero assalirmi… Padre, chi sa cosa abbia lei pensato
di questa sua figlia che fino ad oggi se ne era stata muta, ma che parlava
e parla continuamente a Gesù per mezzo della preghiera, nella solitudine
del suo cuore! Sì, non vi è giorno in cui non lo ricordi,
o passa minuto che non l’offra al nostro Unico Amore, supplicandolo
di farne, della di lei anima, un’ostia bianca e pura, della stessa
bianchezza e purezza della grande Ostia d’Amore che è Gesù. |
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10 aprile 1935 - Preghiera a Gesù per la realizzazione del cenacolo |
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<< Oggi è il giorno
della settimana che io, o Gesù, Ti consacro per la santificazione
della mammina e delle sorelline spirituali. Tu ben sai quanto affetto nutro
per questa venerata mammina che è davvero la mamma vigile e premurosa
delle nostre anime; e sai pure quanto bene voglio a queste dilette sorelline,
che io amo in Te e per Te. |
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<< Gesù – scrisse nel suo Diario – sono otto giorni, dacchè si trovano qui nel nostro paese questi santi missionari. E qual meraviglia vedere tanto affluire di gente che con grande amore vanno a tuffarsi nel sacro bagno della penitenza e del perdono? Non li hai mandati Tu questi Tuoi rappresentanti, affinché tutti gli uomini si convertano a Te e possano ricevere quindi la vera vita? Mio caro Gesù, è questo che si aspetta da Te; s’aspetta dunque la Tua santa benedizione, affinché questi giorni portino frutti abbondanti di conversioni e di santità. E poi, o Gesù, quelli che maggiormente Ti raccomando sono i miei genitori, per i quali darei volentieri la vita pur di vederli un giorno salvi, lassù… >>. |
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<< Non trovo, o Gesù caro, parole sì precise a definire esattamente la felicità di questi santi giorni. Potrei chiamarli giorni di Paradiso… >>. << Unico mio Amore dell’anima mia, non mi sembra tanto giusto farmi gustare sì immense gioie mentre tante e tante anime gemono sotto il peso del dolore. Mi viene spontaneo dal cuore domandarti una parte di sofferenza che valga a farmi rifocillare ed uscirne più bella e purificata. Ma altro non fai in questi giorni che accrescere in me la gioia, la pace, la serenità del cuore… >>. |
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“… Domani partirò… Quanto ho dovuto lottare e soffrire…quante prove ha voluto Gesù da me… tu non puoi comprendere quanto ho dovuto soffrire per arrivare al raggiungimento ormai del mio ideale!... Giovanna, la mia partenza è un vero miracolo… ti raccomando di pregare inoltre per i miei genitori, che lascio nel più forte dolore”. |
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“Certo, Lei, o Padre, comprenderà come sia stato amaro il calice che Gesù mi porse in quell’istante, ma pur nondimeno dovetti berlo fino all’ultima stilla e continuo purtroppo ad abbeverarmi in esso tuttora, ogni qualvolta Gesù me lo porge, ripetendo ad ogni minuto: non la mia ma la tua volontà sia fatta!”. |
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Ancora a Padre Pio dopo un tentativo di fuga fallito per andare presso le Suore Domenicane |
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Com’è doloroso – scrisse ancora a Padre Pio – sognare un non potervi mai arrivare… Non si trovano parole adatte per esprimere la tortura d’un cuore che soffre il non potere raggiungere la sua vocazione…Ormai sono passati altri sette anni pieni di grandi difficoltà, di lotte, di sofferenze ed ogni più amara delusione ma la mia vocazione invece di venir meno, s’è andata sempre più rinforzando e rinsaldando. Che dire poi dei molteplici rifiuti in quasi diciotto istituti…? Non le nascondo, che, durante questi giretti, bussando di porta in porta, ho ricevuto sempre una negazione, un po’ per l’età (avendo ora 32 anni compiuti), un po’ per la salute…e quale amarezza non si gusta in simili rifiuti … sembra, a volte, che il cuore mi si spezzi dal dolore!... Eppure Gesù, mentre affligge, anche consola, dando la forza e l’amore necessario per potere andare avanti”. |
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“Venerato Padre, l’offerta,
il Voto di Vittima, che vogliamo fare, (di cui chiediamo il permesso), è
un atto cosciente di cui comprendiamo anche la portata… Noi sappiamo
e comprendiamo ciò che ci attende, e lo facciamo con tale offerta,
e conosciamo assai bene ciò che ci attende, e lo facciamo con gioia,
e lo desideriamo ardentemente... La prima offerta che farò al Signore
sarà l’amara pena, la grande tortura del mio animo (per la
vocazione non raggiunta). Sarò felice, se questa è la volontà
del Signore, di restare per me un sogno la vita religiosa; quando la gioia
serena, che provai tra quelle sante mura, non fa che accrescere la mia pena,
allora ringrazierò il Signore e procurerò di tenermi allegra
anche in mezzo a questo martirio… Sarò pronta a soffrire tutti
i tormenti fisici, morali e spirituali… |
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Pasqua 1949, in occasione della'Anniversario della sua offerta di vittima |
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<< Tu, o Gesù, comprendi il vuoto, lo scoraggiamento, l’abbattimento e la tortura in cui sono immersa… quindi vengo a Te, non per essere alleggerita, ma invece per aumentarmeli, e farmi comprendere ben chiaro qual è la Tua volontà su di me. Quale sarà dunque la grazia che vengo a chiederTi, il mezzo e il modo con cui parlerai chiaramente al mio cuore? Che Tu, o Gesù, mi colpisca con una malattia crudele, inguaribile, affinché possa con chiarezza convincermi che la vita religiosa non è per me e quindi possa il restante della mia vita offrirtela a Te, fra gli spasimi del corpo, che voglio si consumi lentamente, come l’olio della Tua lampada, in modo che così possa finire i giorni della mia vita, e non potendo celebrare con Te le nozze su questa terra, possa almeno poterle celebrarle nell’altra vita, con immenso gaudio del mio cuore… O la vita religiosa, o con Te in cielo, nel mondo non voglio assolutamente rimanervi… Tale mia offerta e tali mie sofferenze continuo ad offrirtele per lo stesso scopo: la santificazione dei Sacerdoti, per essi mi sono immolata e voglio continuare ad immolarmi>>. |
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<< Non trovo conforto da nessuno; né la voce della mia direzione è capace di rendermi il ben minimo sollievo, sì che solo il patire e gli strazi sono i miei compagni... Così vuole il mio Unico Amore, sia fatta la sua volontà >>. |
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Meditando sulla morte, Pina aveva scritto in un foglio sottile d’un quadernetto da due soldi: |
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<< Provandomi a morire,
mi parve così dolce la morte in quell’istante che sarei stata
grandemente felice se fossi morta realmente. Continuando a meditare, non
so come, questo desiderio si faceva sentire sempre più forte, più
ardente, tanto che fui tentata di dire al Signore: Signore, toglimi presto
da questo mondo perché bramo di venire a Te!... |
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<< Così vorrei la mia tomba. Ma vorrei pure che su di essa non si piangesse, poiché agli occhi umani sembrerà che io sono morta, ma invece proprio da quel momento comincerò a vivere la vera vita. Quella che non tramonterà più >>. |
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